Con questo nome particolare ci si riferisce ad una strada che costeggia l’aeroporto di Fiumicino e ad una spiaggia ubicata sempre nel medesimo comune, distante circa 35 chilometri dalla città di Roma. Se per i romani è probabile che si tratti di un nome conosciuto, potrebbe non esserlo invece per il resto degli italiani.
Nel 2016 la spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino è stata insignita del triste primato di spiaggia più sporca d’Italia, dopo la diffusione del dossier di Legambiente chiamato “Beach Litter” in cui si spiegava che questo tratto di litorale era invaso da un numero di rifiuti nettamente superiore alla media.
L’immondizia, si evidenzia nel rapporto di cui sopra, oltre che causata dallo scarso senso civico delle persone, è per lo più dovuta alla presenza dalla foce del fiume Tevere, distante pochi chilometri dalla spiaggia, e di correnti che provocano l’accumulo di rifiuti. In altre parole la sua posizione “non fortunata” la renderebbe deposito di rifiuti di ogni sorta.
Dei 47 lidi osservati in Italia, la spiaggia peggiore era risultata essere proprio quella di Coccia di Morto. Sono stati trovati rifiuti per lo più di materiale plastico e una quantità enorme di cotton fioc. Solo in questa spiaggia infatti i volontari di Legambiente avevano contato 3.716 cotton fioc (cioè l’83% di quelli ritrovati in tutte le aree monitorate) e diversi altri rifiuti, come deodoranti per wc e blister.
Legambiente aveva monitorato un’area pari a 7.600 metri quadrati comprensiva di cinque litorali laziali, trovando in totale 7.068 rifiuti, con una media di 1.413 ogni 100 metri (un dato doppio rispetto a quello nazionale che è di 714 rifiuti ogni 100 metri)
Nonostante questo triste primato, la spiaggia di Coccia di Morto fa comunque parte della Riserva naturale statale Litorale Romano, un’area protetta di oltre 16mila ettari che la rende la più grande area protetta affacciata sul Mediterraneo.
Ma a cosa si deve l’origine di questo nome così bizzarro?
Chiamata così già da secoli, il nome macabro Coccia di Morto deriva dal ritrovamento di ossa e di teschi (in dialetto romanesco cocce di morti, appunto) proprio in questo tratto di litorale laziale. Nello specifico, durante una bonifica della zona avvenuta nel Settecento, furono ritrovati scheletri di corpi, ossa e teschi, trasportati dal fiume Tevere e depositati sulla spiaggia dalle correnti, esattamente come accade oggi con i rifiuti.
Se queste correnti oggi causano l’accumulo di rifiuti, in passato capitava quindi che trasportassero anche cadaveri di persone suicide o morte ammazzate che venivano gettate nel fiume, trasportate dalla corrente e ritrovate su questa riva.
Da qui quindi trarrebbe origine il nome Coccia di Morto.
P.S.
Se volete nascondere bene qualcosa, non buttatela nel Tevere quindi perché la ritroverete a Coccia di Morto!































