Frasi sull’ingiustizia

Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa

«Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa. Quello che è sbagliato rimane sbagliato anche se lo fanno tutti.» (Anonimo) La frase di cui sopra viene impropriamente associata a Sant’Agostino ma si tratta di una falsa attribuzione. La citazione sopra menzionata è in realtà una rielaborazione di un pensiero dello scrittore e filosofo britannico G.K. Chesterton che, nel 1907, scrisse sulla rivista The Illustrated London News: «Il giusto è giusto, anche se nessuno lo fa. Lo sbagliato è sbagliato, anche se tutti quanti si sbagliano a riguardo.» L’errore sulla paternità della frase deriva dal fatto che il concetto di fondo della massima in questione esprime un’idea di morale oggettiva che si sposa perfettamente con la teologia agostiniana. Agostino d’Ippona sosteneva infatti che la verità e la giustizia derivano dall’eterna legge di Dio e non dal consenso della folla o dalle mode della società.

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Secondo me non siamo diventati ciechi

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono.» ✍🏻 José Saramago 📖 Cecità Nel suo capolavoro Saramago racconta la degenerazione di una società divenuta bestiale e feroce, imbruttita dalla violenza, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità. Ne deriva un romanzo di valenza universale basato sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti. In altre parole, tale frase sottolinea una delle più forti denunce alla società contemporanea: una società, come quella attuale, che ha occhi ma non vede, che assiste alle ingiustizie senza reagire, che dimentica le proprie responsabilità.

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Colui che non prova rabbia

«Colui che non prova rabbia quando vi è una giusta causa per provarla è immorale. Perché? Perché la rabbia guarda al bene della giustizia. E se riesci a vivere in mezzo all’ ingiustizia senza provare rabbia sei immorale, oltre che ingiusto tu stesso.» ✍🏻 Tommaso d’ Aquino 📖 Quaestio disputata de malo Nella Quaestio disputata de malo, Tommaso d’Aquino dedica una sezione all’ira, considerandola una passione che, sebbene possa essere peccaminosa, può anche essere giustificata moralmente se orientata verso un giusto fine, come la difesa della giustizia e del bene comune. In questo contesto, l’ira non è intrinsecamente negativa, ma diventa moralmente accettabile quando è diretta verso un bene legittimo e moderata dalla ragione. In conclusione, sebbene l’ira sia una passione, se orientata verso un giusto fine e moderata dalla ragione, può essere moralmente accettabile.

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Arriva il momento in cui

«Arriva il momento in cui un uomo onesto non può obbedire a una legge che la sua coscienza gli dice essere ingiusta. In ogni età e generazione ci sono stati uomini pronti a dire: obbedirò a una legge superiore.» ✍🏻 Martin Luther King Jr. 📃 Lettera dal carcere di Birmingham 🕰️ 1963

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Noi non possiamo

«Noi non possiamo, in tutta coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste e tener fede a un sistema ingiusto, perché la non collaborazione con il male è un obbligo morale non meno della cooperazione con il bene.»    Martin Luther King Jr.   La forza di amare

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Mi dicono che

«Mi dicono che sono sporco, pazzo, irresponsabile e analfabeta. Solo perché non seguo la massa degli obbedienti, non ascolto i proclami del potere, non mi drogo con la televisione, non mi faccio prendere per il culo dai politici e tanto meno dai giornalisti. Mi dicono che non valgo nulla, come se il valore fosse dettato dall’obbedienza, dal silenzio della violenza, dal mettersi in ginocchio davanti ai governanti, dal copiare gli altri artisti, dal seguire le loro leggi. E allora io rispondo: Se questo è il vostro valore, allora io sono ben lieto di non valere nulla, di essere un semplice pazzo analfabeta senza valore.» 🗣️ Antonio Ligabue 🎤 Intervista ad Antonio Ligabue

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Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri

«Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.»   [Don Lorenzo Milani – “L’ obbedienza non è più una virtù” (1965)]

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