Frasi sull’umanità e sulle relazioni umane

Vivevo la mia vita

Vivevo la mia vita; scrivevo qualche pagina, leggevo qualche libro. Ma ero sereno perché sarebbe tornata. E sarebbe tornata di sera, perché per me era come un animale notturno. Non l’avevo mai vista di giorno e l’aspettavo come si aspetta la luna. ✍🏻 John Fante 📖 Chiedi alla polvere 📍 Piaggia di Sellano (PG) La “lei” a cui fa riferimento il protagonista e alter ego dell’autore, Arturo Bandini, è Camilla Lopez, la cameriera messicana di cui è follemente e dolorosamente innamorato. Questo frammento cattura alla perfezione lo stile della narrativa di Fante e la psicologia del suo indimenticabile protagonista. Arturo Bandini vive in una perenne oscillazione emotiva tra l’isolamento della sua stanza d’albergo a Los Angeles — dove tenta disperatamente di diventare uno scrittore famoso — e l’ossessione amorosa. Definire Camilla un “animale notturno” e paragonare la sua attesa a quella della luna fissa l’atmosfera febbrile del romanzo, in cui l’amore non ha mai la rassicurante luce del giorno, ma si nutre di ombre, apparizioni improvvise alla finestra e una profonda, romantica solitudine.

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OTTOBRE

O mite, silenziosa mattina d’ottobre, le tue foglie sono mature per la caduta; il vento di domani, se sarà impetuoso, potrebbe disperderle tutte. I corvi gracchiano sopra la foresta; domani potrebbero radunarsi e partire. O mite, silenziosa mattina d’ottobre, inizia lentamente le ore di questo giorno. Fa’ che il giorno ci sembri meno breve. I cuori non disdegnano d’essere ingannati, ingannaci nel modo che tu conosci. Lascia andare una foglia al nascere del giorno; a mezzogiorno lascia andare un’altra foglia; una dai nostri alberi, una lontano. Trattieni il sole con una nebbia gentile; incanta la terra con l’ametista. Piano, piano! Per amore dell’uva, se non altro, le cui foglie sono già bruciate dal gelo, il cui frutto a grappoli altrimenti andrebbe perduto — per amore dell’uva lungo il muro. ✍🏻 Robert Lee Frost 📃 Ottobre 📖 A Boy’s Will La poesia “October” di Robert Frost è una delicata elegia sull’autunno tratta dalla raccolta d’esordio “A Boy’s Will” (Volontà di un ragazzo). Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1913 da David Nutt a Londra, con una dedica alla moglie di Frost, Elinor. Il testo cattura un momento di quiete sospesa e malinconica, in cui il poeta implora il tempo di rallentare, di ritardare il tramonto e di risparmiare i grappoli d’uva ancora esposti al gelo. Attraverso l’immagine della nebbia gentile e dei colori autunnali, Frost esprime il desiderio maturo di assaporare gli ultimi frutti della vita prima dell’arrivo dell’inverno.

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Nulla è più freddo

«Nulla è più freddo di un amore che è morto.» ✍🏻 Romy Schneider 📖 Diari personali La Schneider pronunciò questa battuta parlando del suo storico, travolgente e tormentato legame con l’attore Alain Delon. Dopo cinque anni di un amore che aveva fatto sognare le testate di tutto il mondo, Delon la lasciò bruscamente nel dicembre del 1963 con un biglietto d’addio per legarsi a un’altra donna. Pochi anni dopo, nel 1968, fu proprio Alain Delon a insistere fortemente con la produzione per riavere Romy Schneider al suo fianco come co-protagonista nel capolavoro cinematografico La piscina (La Piscine) di Jacques Deray. Sul set, i due attori recitarono la parte di una coppia travolta da una passione torrida e soffocante, dimostrando che se l’amore reale era “freddo e morto”, la loro chimica professionale sul grande schermo era immortale. La stampa dell’epoca era convinta che, lavorando a stretto contatto sotto il sole di Saint-Tropez, tra Romy e Alain Delon stesse per riaccendersi l’antica fiamma. Ma, nel segreto del suo diario, l’attrice annotò la celebre frase proprio per descrivere l’assoluto distacco emotivo che provava nel rivedere Delon. Romy constatava con una punta di malinconia che, nonostante i tentativi di lui di riavvicinarsi o sedurla nuovamente, il sentimento era irrevocabilmente spento. Nel taccuino specificò il nome del destinatario scrivendo: «Delon? Rien n’est plus froid qu’un amour mort». La frase è quindi una testimonianza scritta, intima e letteraria, pubblicata solo successivamente nelle sue biografie postume per raccontare la verità dietro le finzioni del cinema.

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Non c’è bisogno

«Non c’è bisogno di affrettarsi. Non c’è bisogno di brillare. Non c’è bisogno di essere altro che se stessi.» ✍🏻 Virginia Woolf 📖 Una stanza tutta per sé Questo pensiero giunge verso la fine di un saggio denso, politico e serrato sulle restrizioni storiche imposte alle donne nella letteratura e nella società. Dopo aver analizzato le fatiche, i pregiudizi e la necessità per una donna di avere un’indipendenza economica (“cinquecento sterline l’anno”) e uno spazio proprio (“una stanza tutta per sé”) per poter creare liberamente, la Woolf lancia un monito contro la frenesia performativa: Rifiuta l’obbligo sociale di dover costantemente eccellere, correre o stupire gli altri (“non c’è bisogno di brillare”) e rivendica allo stesso tempo il diritto fondamentale all’autenticità e alla lentezza, ricordandoci che la più grande forma di libertà e di successo personale consiste semplicemente nel deporre le maschere e concedersi il lusso di essere nient’altro che se stessi.

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Vivendo

«Vivendo, nei momenti più impensati si trovano le risposte più impensate. Scoprirle è così interessante che varrebbe la pena di vivere solo per questo.» ✍🏻 Banana Yoshimoto 📖 Chie-chan e io

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Non dobbiamo tenere la nostra vita soltanto per noi stessi

«Non dobbiamo tenere la nostra vita soltanto per noi stessi. Chi molto di bello ha ricevuto dalla vita, deve in ugual misura molto donare in cambio. Chi è stato risparmiato dal proprio dolore, deve sentirsi chiamato ad aiutare, a lenire l’altrui dolore. Tutti dobbiamo collaborare a reggere il peso della sofferenza che grava sul mondo.» ✍🏻 Albert Schweitzer 📖 All’ombra della foresta vergine (titolo originale tedesco: Zwischen Wasser und Urwald, letteralmente “Tra l’acqua e la foresta vergine”) 🖌️ Anatolii Misiuk 🖼️ Before sleep (olio su tela, 40×40 cm, 2026) 📍 Ucraina Il celebre medico, teologo, organista e Premio Nobel per la Pace alsaziano rifiutava l’idea che la salute, il benessere o la fortuna individuale fossero “diritti acquisiti” o fatti scontati. Pensava invece che chi riceveva del bene dalla vita contraesse un vero e proprio debito morale verso il resto dell’umanità: il proprio sollievo, infatti, non deve diventare egoismo ma deve trasformarsi in energia cinetica necessaria per andare a lenire le ferite di chi, in quel momento, è schiacciato dal peso del dolore del mondo. Questo concetto sottolinea l’unione invisibile che ci lega come esseri umani.

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La verità era uno specchio

«La verità era uno specchio nelle mani di Dio. Cadde e si ruppe in mille pezzi. Ognuno ne prese un frammento e, guardandovi dentro, pensò di possedere l’intera verità.» ✍🏻 Jalal al-Din Rumi 📖 Poema Spirituale (Masnavi-ye Ma’navi), Libro VI

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SII UN BALSAMO

Sii un balsamo, anche se il tuo tempo si fa veleno, e sii una dolcezza, anche se l’infelicità degli altri si fa amara. Se l’autunno spoglia i rami del tuo giardino, sii tu il fiore che profuma la terra rimasta nuda. Sii come il legno di sandalo, che profuma persino l’ascia che lo abbatte, e come la pioggia, che dona la vita senza chiedere nulla in cambio. Chi premia la nuvola per le gocce che riversa? E chi ringrazia l’usignolo per il suo canto melodioso? Guarda i fiori del campo: chiedono forse una ricompensa per la bellezza e il profumo che regalano al vento? O l’usignolo che canta nella notte profonda, chiede forse una moneta per consolarti dal dolore? Prendi l’amore da loro, perché l’amore è una luce, e chi vive senza amore è solo un’ombra nel buio. Non cercare l’affetto da chi ha il cuore di pietra, perché l’acqua non germoglia dove la terra è sterile. Sii tu il primo a porgere la mano e a perdonare, perché il perdono è la via dei forti, l’unica che dona la pace. ✍🏻 Elia Abu Madi 📃 Sii un balsamo (Kun Balsaman) 📖 I Ruscelli (Al-Jadawil) 📷 Anil T Prabhakar 📍 Kalimantan Orientale, Isola del Borneo, Indonesia

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È così facile curarsi degli altri per ciò che io penso che siano

«È così facile curarsi degli altri per ciò che io penso che siano, o vorrei che fossero, o sento che dovrebbero essere. Curarsi di una persona per quello che è, lasciando cadere le mie aspettative di ciò che essa dovrebbe essere per me, lasciando cadere il desiderio di modificare questa persona in armonia con le mie esigenze, è la via più difficile, ma anche la più maturante, verso una relazione intima più soddisfacente.» ✍🏻 Carl Rogers 📖 Un modo di essere 🕰️ 1980 Pubblicato negli Stati Uniti nel 1980, il saggio raccoglie gli scritti, i discorsi e le riflessioni degli ultimi anni di vita dello psicologo. La frase si trova nello specifico capitolo dedicato alla natura delle relazioni interpersonali intime, dove Rogers esplora le barriere difensive e i meccanismi di proiezione che impediscono la reale sintonizzazione con l’altro. In questo passo, Rogers esprime perfettamente il concetto di accettazione positiva incondizionata, che insieme all’empatia costituisce il pilastro del suo approccio terapeutico e relazionale. Per Rogers, la vera maturità psicologica si raggiunge solo quando l’individuo smette di usare l’altro come uno schermo su cui proiettare i propri bisogni nevrotici o le proprie aspettative idealizzate. Riconoscere l’alterità per quella che è, rinunciando al “desiderio di modificare” il partner, è l’unico presupposto per un’autentica e soddisfacente relazione intima. In altri termini, Rogers insiste continuamente sul fatto che una relazione autentica nasce dall’accettare l’altro così com’è, senza cercare di plasmarlo secondo le proprie aspettative.

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Vivremo in eterno

«Vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri». ✍🏻 Autore Sconosciuto 📷 Fujio Kamimura 📍 Campo di girasoli nella località di Mashiko, Distretto di Haga, Prefettura di Tochigi, Giappone Curiosità La foto in questione è stata scattata durante il celebre Mashiko Sunflower Festival (Mashiko Himawari Matsuri). Si tratta di una manifestazione annuale che si tiene ogni seconda settimana di agosto nella zona di Kamiyama, dove fioriscono contemporaneamente oltre due milioni di girasoli su una superficie di oltre 10 ettari.

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È proprio della condizione umana

«È proprio della condizione umana e, in particolar modo, della gioventù, cercare l’Assoluto, il senso e la pienezza dell’esistenza. Cari giovani, nulla vi accontenti che stia al di sotto dei più alti ideali! Non lasciatevi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita, sono diventati sordi ai desideri più profondi e autentici del loro cuore. Avete ragione di non rassegnarvi a divertimenti insipidi, a mode passeggere e a progetti riduttivi. Se conservate grandi desideri per il Signore, saprete evitare la mediocrità e il conformismo, così diffusi nella nostra società.» 🗣️ Giovanni Paolo II 📍 XVII Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), Toronto 🕰️ 2002

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L’ ULTIMA VOLTA

Se avessi saputo che era l’ultima volta che te vedevo, me sarei fermato a guardatte negli occhi e, giuro, me ce perdevo. T’avrei detto che senza de te la vita va, Ma me sento me stesso solo a metà. Se avessi saputo che era l’ultima volta che te sentivo, me sarei perso in te pe’ sentimme vivo. Anche ‘na parola, ‘n respiro, me sarebbe bastato pe’ statte vicino. Se avessi saputo che era l’ultima volta che te toccavo, t’avrei stretto più forte, che manco respiravo. Pe’ fermà er tempo, pe’ fermà er dolore, pe’ ricordamme pe’ sempre il tuo odore. Se avessi saputo che era l’ultima volta che te avevo accanto, nun avrei sorriso, t’avrei detto che tanto la vita se spezza, ma nun se cancella, che pure lontano… resti ‘na stella. E mo che lo so, pure se è tardi, me parli nei sogni e rivivo gli sguardi. Resta ‘na foto, ‘na voce, ‘n odore, un gesto qualunque me ricorda er tuo nome. E capisco co’ l’anima stanca, che chi t’ha lasciato… pe’ sempre te manca. ✍🏻 Lvnatico 📃 L’ultima volta 📷 Serena Patanè

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La maggior parte delle persone non sa amare

«La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto… Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere.» ✍🏻 Sándor Márai 📖 La donna giusta 🕰️ 1941

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Quando si smette di amare

«Quando si smette di amare, in genere non si ha la pazienza di aspettare che finisca bene. Si cerca la strada più breve: la rottura, la sofferenza. Invece ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio, bisogna superare gli egoismi, vivere questo momento con la stessa passione, far sentire alla persona lasciata tutto il bene che c’è stato: ci vuole amore per chiudere una storia. […] Aspettare un po’ per non buttare via tutto ma recuperare quanto è possibile, ricreando un altro rapporto, un dopo-amore, fatto di conoscenza e di complicità, qualcosa che può essere molto più forte dell’amicizia.» 🗣️ Massimo Troisi 🎤 Intervista rilasciata da Troisi in occasione del lancio del suo film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” 📷 In foto Massimo Troisi e Francesca Neri durante le riprese del film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” 🕰️ 1991

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Preoccupati più della tua coscienza

«Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è un problema loro.» ✍🏻 Anonimo 📷 Peppe Palestini 📍 Campi di girasole in Toscana, Italia La frase sopra menzionata viene attribuita sul web a Charlie Chaplin. Si tratta però di una falsa attribuzione. Non esiste infatti alcuna traccia di questa frase nelle autobiografie, negli scritti o nei film di Chaplin. ll nucleo originale di questo pensiero appartiene, invece, a John Wooden (1910–2010), leggendario allenatore di pallacanestro della UCLA e scrittore statunitense. La sua massima autentica, ripetuta per decenni nei suoi libri e discorsi motivazionali, recita: «Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione, perché il tuo carattere è ciò che sei veramente, mentre la tua reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia.» Nel passaggio dall’inglese all’italiano e attraverso la condivisione virale sui social network, il testo ha subito due importanti mutazioni filologiche: la parola inglese character (carattere, integrità morale) è stata tradotta o sostituita arbitrariamente con “coscienza” (conscience). Inoltre, è stata aggiunta la chiosa finale tipicamente pop: “E quello che gli altri pensano di te è un problema loro”. Molto spesso su Internet si tende ad associare frasi profonde a figure iconiche per rafforzarne l’autorevolezza.

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C’erano cose che volevo dirgli

«C’erano cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. Così le seppellii e lasciai che facessero male a me.» ✍🏻 Jonathan Safran Foer 📖 Molto forte, incredibilmente vicino 📷 Andrea Modica

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Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa

«Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa. Quello che è sbagliato rimane sbagliato anche se lo fanno tutti.» (Anonimo) La frase di cui sopra viene impropriamente associata a Sant’Agostino ma si tratta di una falsa attribuzione. La citazione sopra menzionata è in realtà una rielaborazione di un pensiero dello scrittore e filosofo britannico G.K. Chesterton che, nel 1907, scrisse sulla rivista The Illustrated London News: «Il giusto è giusto, anche se nessuno lo fa. Lo sbagliato è sbagliato, anche se tutti quanti si sbagliano a riguardo.» L’errore sulla paternità della frase deriva dal fatto che il concetto di fondo della massima in questione esprime un’idea di morale oggettiva che si sposa perfettamente con la teologia agostiniana. Agostino d’Ippona sosteneva infatti che la verità e la giustizia derivano dall’eterna legge di Dio e non dal consenso della folla o dalle mode della società.

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Rientra in te stesso e guarda

«Rientra in te stesso e guarda; se ancora non ti vedi bello di dentro, fa’ come lo scultore di una statua che deve venire bella, il quale a volte toglie e a volte leviga, fin quando sulla statua non affiori un bel volto.» ✍🏻 Plotino 📖 Enneadi (I, 6, 9) Questo è uno dei passi più celebri e suggestivi dell’intera filosofia occidentale. Per il grande filosofo neoplatonico, la bellezza interiore (la virtù) non si ottiene “aggiungendo” qualcosa da fuori, ma togliendo, levando qualcosa. Bisogna infatti togliere le incrostazioni materiali e le passioni del corpo per far emergere la luce della propria anima divina, esattamente come uno scultore libera la figura racchiusa nel blocco di marmo.

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PERDONAMI

Perdonami se non ti sono stata vicino nel tuo momento più buio, perdonami se non ti ho salutato come avrei voluto, perdonami se non ti ho abbracciato e tenuto stretto, perdonami se ti ho lasciato andare. Perdonami, ma il dolore mi ha pietrificato, il dolore mi ha tolto il respiro, il dolore mi ha strappato l’anima, il dolore ha frantumato il mio cuore. Perdonami, anche se so che tu mi hai perdonato, perché solo tu sai quanto io ti abbia amato. ✍🏻 Paola Miglietta 📃 Perdonami 📖 I Fiori nel Cuore 📷 Redy_90 📍 Islanda

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Sentivi che avresti dovuto seguire un’altra strada

«Sentivi che avresti dovuto seguire un’altra strada, una più ambiziosa; sentivi che eri destinato ad altre cose, ma non avevi idea di come raggiungerle e nella tua miseria hai cominciato a odiare tutto ciò che ti circondava.» ✍🏻 Fëdor Dostoevskij 📖 Netočka Nezvanova 📷 “The Approaching Shadow” di Fan Ho (1954) Curiosità Nel 1849 Dostoevskij, mentre stava scrivendo il romanzo di cui sopra, venne arrestato dalla polizia zarista. Tale romanzo rimase pertanto incompiuto. Dopo esser stato arrestato, il celebre scrittore venne condannato a morte ma fu graziato mentre già si trovava sul patibolo. A ciò seguirono 10 anni di deportazione, di lavori forzati e di confino.

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Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi

«Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’iper-eccitazione.» ✍🏻 Fernando Pessoa 📖 Il libro dell’inquietudine 📷 Nik Leksikov 📍 Vienna, Austria

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La gelosia è indice della forza dell’affetto

«La gelosia è indice della forza dell’affetto, ma non della sua purezza. Chi ha perfetto amore è sicuro che la persona amata è virtuosa; chi è geloso dubita della fedeltà della persona amata. La gelosia finisce col guastare l’amore, perché produce contrasti.» ✍🏻 Francesco di Sales 📖 Trattato dell’amor di Dio 🕰️ 1616 Francesco di Sales affronta il tema della gelosia nel Libro Decimo, capitolo XIV. Il testo di cui sopra riflette la visione del santo sull’amore, distinguendo tra l’intensità del sentimento (la forza dell’affetto) e la sua qualità spirituale (la purezza). Per il Santo, la gelosia è un’imperfezione poiché nasce dal dubbio e dalla mancanza di fiducia, elementi che contrastano con il “perfetto amore” che è sicuro invece della virtù dell’altro. Questo pensiero si inserisce nella sua più ampia opera di direzione spirituale, dove promuove un amore basato sulla benevolenza e sulla libertà, piuttosto che sul possesso o sul controllo. In particolare, la frase “chi è geloso dubita della fedeltà della persona amata” serve a spiegare come la gelosia umana sia spesso una corruzione del desiderio.

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Nel mondo attuale per libertà s’intende

«Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.» ✍🏻 Fëdor Dostoevskij 📃 La risoluzione russa del problema 📖 Diario di uno scrittore 🕰️ Giugno 1876 In questo passaggio, l’autore critica la concezione occidentale e moderna di libertà, contrapponendo la “licenza” (intesa come soddisfacimento dei desideri materiali e individualismo, in altre parole cioè fare tutto quello che si vuole senza limiti) alla vera libertà (che consiste invece nella padronanza di sé e nel sacrificio per gli altri.) Dostoevskij sostiene che chi insegue ogni desiderio diventa schiavo dei propri bisogni e del consumo. La libertà senza disciplina, infatti, porta al caos e quest’ultimo porta alla dipendenza e quindi alla “schiavitù”.

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Bisogna evitare la folla

«Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa senza pericolo. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Quello che capita agli ammalati, che una prolungata infermità li indebolisce al punto di non poter uscire senza subire danno, succede anche a noi, il cui animo si è appena ripreso da una lunga malattia. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca senza che ce ne accorgiamo. E tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il pericolo. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosamente a qualche spettacolo: allora, infatti, i vizi si insinuano più facilmente attraverso il piacere. Capisci che cosa voglio dire? Ritorno a casa più avido, più ambizioso, più dissoluto, anzi addirittura più crudele e disumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. […] Bisogna sottrarre alla folla un animo debole e poco saldo nel bene: è molto facile subire l’influsso della maggioranza. Frequentare una massa di gente diversa avrebbe potuto far cambiare i costumi persino a un Socrate, a un Catone, a un Lelio; perciò nessuno di noi, soprattutto quando il nostro carattere è in formazione, potrebbe resistere alla pressione di tanti vizi tutti insieme. Un unico esempio di sfrenatezza o di avidità produce gravi danni: un commensale voluttuoso a poco a poco ti snerva e ti infiacchisce, un vicino ricco scatena la tua avidità, un compagno di indole malvagia contamina con i suoi vizi anche chi è semplice e puro: che cosa pensi che accada alle nostre convinzioni morali quando vengono attaccate in massa dai vizi? Due sono i casi: o li imiti o li odi. E, invece, devi evitare entrambi gli estremi: non devi assimilarti ai malvagi, perché sono molti, né essere nemico di molti perché sono dissimili da te. Ritirati in te stesso più che puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori. Il vantaggio è reciproco perché mentre s’insegna si impara. […] Questi pensieri, Lucilio mio, sono da imprimere nell’animo, per disprezzare il piacere che deriva dall’approvazione della moltitudine. Molti ti lodano; ma perché dovresti rallegrarti se sono in tanti a capirti? I tuoi meriti ricerchino l’approvazione della tua coscienza. Stammi bene.» 🖋️ Lucio Anneo Seneca 📖 Lettere morali a Lucilio (Lettera VII) 🖌️ D’Lavigne

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Papà mi raccontava

Papà mi raccontava che quando, verso la fine del secolo, fu inventato il telefono, un tecnico dell’azienda di Stato venne a spiegarne il funzionamento a mio nonno, il cavaliere Giuseppe De Crescenzo, artista pittore. «Don Peppi,» gli disse il tecnico vedendolo alquanto sospettoso «il telefono non è altro che una cassetta di legno che sta attaccata al muro. A un certo momento la cassetta si mette a suonare e voi andate a rispondere…» «Come, come?» lo interruppe mio nonno. «Lei suona e io vado a rispondere!» Mio nonno nella sua illuminata ignoranza aveva subito individuato il difetto principale del progresso: quello di non saper chiedere permesso. Il progresso entra e obbliga tutti gli altri a rispondere. Cosa direbbe oggi Socrate? «O Luciano,» mi direbbe «mi compiaccio con i tuoi contemporanei per le belle invenzioni che hanno realizzato, ma ho paura che l’abitudine a possederle creerà in loro, in breve tempo, una tale dipendenza che alla fine diventeranno schiavi delle loro stesse invenzioni.» ✍🏻 Luciano De Crescenzo 📖 Accadde domani

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