Frasi sull’umanità e sulle relazioni umane

La gelosia è indice della forza dell’affetto

«La gelosia è indice della forza dell’affetto, ma non della sua purezza. Chi ha perfetto amore è sicuro che la persona amata è virtuosa; chi è geloso dubita della fedeltà della persona amata. La gelosia finisce col guastare l’amore, perché produce contrasti.» ✍🏻 Francesco di Sales 📖 Trattato dell’amor di Dio 🕰️ 1616 Francesco di Sales affronta il tema della gelosia nel Libro Decimo, capitolo XIV. Il testo di cui sopra riflette la visione del santo sull’amore, distinguendo tra l’intensità del sentimento (la forza dell’affetto) e la sua qualità spirituale (la purezza). Per il Santo, la gelosia è un’imperfezione poiché nasce dal dubbio e dalla mancanza di fiducia, elementi che contrastano con il “perfetto amore” che è sicuro invece della virtù dell’altro. Questo pensiero si inserisce nella sua più ampia opera di direzione spirituale, dove promuove un amore basato sulla benevolenza e sulla libertà, piuttosto che sul possesso o sul controllo. In particolare, la frase “chi è geloso dubita della fedeltà della persona amata” serve a spiegare come la gelosia umana sia spesso una corruzione del desiderio.

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Nel mondo attuale per libertà s’intende

«Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.» ✍🏻 Fëdor Dostoevskij 📃 La risoluzione russa del problema 📖 Diario di uno scrittore 🕰️ Giugno 1876 In questo passaggio, l’autore critica la concezione occidentale e moderna di libertà, contrapponendo la “licenza” (intesa come soddisfacimento dei desideri materiali e individualismo, in altre parole cioè fare tutto quello che si vuole senza limiti) alla vera libertà (che consiste invece nella padronanza di sé e nel sacrificio per gli altri.) Dostoevskij sostiene che chi insegue ogni desiderio diventa schiavo dei propri bisogni e del consumo. La libertà senza disciplina, infatti, porta al caos e quest’ultimo porta alla dipendenza e quindi alla “schiavitù”.

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Bisogna evitare la folla

«Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa senza pericolo. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Quello che capita agli ammalati, che una prolungata infermità li indebolisce al punto di non poter uscire senza subire danno, succede anche a noi, il cui animo si è appena ripreso da una lunga malattia. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca senza che ce ne accorgiamo. E tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il pericolo. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosamente a qualche spettacolo: allora, infatti, i vizi si insinuano più facilmente attraverso il piacere. Capisci che cosa voglio dire? Ritorno a casa più avido, più ambizioso, più dissoluto, anzi addirittura più crudele e disumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. […] Bisogna sottrarre alla folla un animo debole e poco saldo nel bene: è molto facile subire l’influsso della maggioranza. Frequentare una massa di gente diversa avrebbe potuto far cambiare i costumi persino a un Socrate, a un Catone, a un Lelio; perciò nessuno di noi, soprattutto quando il nostro carattere è in formazione, potrebbe resistere alla pressione di tanti vizi tutti insieme. Un unico esempio di sfrenatezza o di avidità produce gravi danni: un commensale voluttuoso a poco a poco ti snerva e ti infiacchisce, un vicino ricco scatena la tua avidità, un compagno di indole malvagia contamina con i suoi vizi anche chi è semplice e puro: che cosa pensi che accada alle nostre convinzioni morali quando vengono attaccate in massa dai vizi? Due sono i casi: o li imiti o li odi. E, invece, devi evitare entrambi gli estremi: non devi assimilarti ai malvagi, perché sono molti, né essere nemico di molti perché sono dissimili da te. Ritirati in te stesso più che puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori. Il vantaggio è reciproco perché mentre s’insegna si impara. […] Questi pensieri, Lucilio mio, sono da imprimere nell’animo, per disprezzare il piacere che deriva dall’approvazione della moltitudine. Molti ti lodano; ma perché dovresti rallegrarti se sono in tanti a capirti? I tuoi meriti ricerchino l’approvazione della tua coscienza. Stammi bene.» 🖋️ Lucio Anneo Seneca 📖 Lettere morali a Lucilio (Lettera VII) 🖌️ D’Lavigne

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Papà mi raccontava

Papà mi raccontava che quando, verso la fine del secolo, fu inventato il telefono, un tecnico dell’azienda di Stato venne a spiegarne il funzionamento a mio nonno, il cavaliere Giuseppe De Crescenzo, artista pittore. «Don Peppi,» gli disse il tecnico vedendolo alquanto sospettoso «il telefono non è altro che una cassetta di legno che sta attaccata al muro. A un certo momento la cassetta si mette a suonare e voi andate a rispondere…» «Come, come?» lo interruppe mio nonno. «Lei suona e io vado a rispondere!» Mio nonno nella sua illuminata ignoranza aveva subito individuato il difetto principale del progresso: quello di non saper chiedere permesso. Il progresso entra e obbliga tutti gli altri a rispondere. Cosa direbbe oggi Socrate? «O Luciano,» mi direbbe «mi compiaccio con i tuoi contemporanei per le belle invenzioni che hanno realizzato, ma ho paura che l’abitudine a possederle creerà in loro, in breve tempo, una tale dipendenza che alla fine diventeranno schiavi delle loro stesse invenzioni.» ✍🏻 Luciano De Crescenzo 📖 Accadde domani

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QUESTO VIAGGIO CHIAMAVAMO AMORE

«Questo viaggio chiamavamo amore Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose Che brillavano un momento al sole del mattino Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi Le rose che non erano le nostre rose Le mie rose le sue rose» ✍🏻 Dino Campana 📖 Canti Orfici 🕰️ 1914 I versi di cui sopra furono dedicati all’amata Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio e sono contenuti nell’opera più importante e rappresentativa di Dino Campana: I “Canti Orfici”, una raccolta di poesie e prose liriche pubblicata nel 1914. Si tratta di un prosimetro, cioè di un’opera letteraria caratterizzata dall’alternanza di versi e prosa. La genesi dell’opera è legata ad una vicenda davvero incredibile. Nel 1913 Campana consegnò il manoscritto della sua opera, che originariamente si intitolava “Il più lungo giorno”, agli editori Papini e Soffici sperando in una loro pubblicazione. I due però, non solo non pubblicarono l’opera ma persero addirittura il manoscritto originale. Allora Campana si mise a ricostruire e a riscrivere l’intero libro a memoria. Non possedeva copie dato che aveva consegnato agli editori il manoscritto originale nonché l’unica copia. Nel 1914 lo pubblicò a proprie spese. Negli anni ’70 il manoscritto originale perduto venne ritrovato tra le carte personali di Ardengo Soffici. Tale fatto permise agli studiosi di confrontare la versione perduta con quella riscritta a posteriori dallo scrittore, constatando la straordinaria memoria di Campana.

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Jan domandava con amarezza

«Jan domandava con amarezza: che cosa spinge l’uomo a distruggere i suoi simili? E io pensavo: gli uomini. Ma subito mi correggevo: no, ricordati che anche tu sei un uomo. Quel marciume che c’è negli altri, c’è anche in noi stessi. E non vedo davvero altra soluzione che questa: raccoglierci in noi stessi e strappare via il marciume che troviamo dentro di noi. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.» ✍🏻 Etty Hillesum 📖 Diario (1941-1943) 🕰️ Annotazione del 3 luglio 1942 (Dialogo con Jan sul tram)

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La vita è una questione di equilibrio

«La vita è una questione di equilibrio. Sii gentile, ma non lasciarti sfruttare. Fidati, ma non farti ingannare. Accontentati, ma non smettere mai di migliorarti.» 🖋️ Anonimo 📷 Agherti 📍 Ostuni, Puglia, Italia

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NON HO SMESSO DI PENSARTI

Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo. Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso. Ma non ti cerco. Non ti scrivo neppure ciao. Non so come stai. E mi manca saperlo. Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato? Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato? Mi piacerebbe riuscire a cercarti. Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano. E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno, che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. E io ti penso ma non ti cerco. ✍🏻 Erica Ronchi 📃 Non ho smesso di pensarti 📖 Non ho smesso di pensarti (raccolta di poesie) 📷 Mario De Biasi L’autrice di questa poesia è Erica Ronchi; nel gennaio 2021 è uscita la sua raccolta di poesie, in cui è inclusa questa, che è sicuramente la più famosa. La poesia “Non ho smesso di pensarti”  è nata il 10 agosto 2014 e dà il titolo all’intera raccolta. Viene spesso erroneamente attribuita a Bukowski con il titolo “Ti penso, ma non ti cerco”. Anche la traduttrice ufficiale di Bukowski in lingua italiana, Simona Viciani, ha smentito categoricamente l’attribuzione della suddetta poesia a quest’ ultimo.

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Non accettate nulla come verità che sia privo d’amore

«Non accettate nulla come verità che sia privo d’amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità. L’uno senza l’altra diventa una menzogna distruttiva.» 🗣️ Giovanni Paolo II (in occasione della canonizzazione di Edith Stein) 🕰️ 11 ottobre 1998

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Secondo me non siamo diventati ciechi

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono.» ✍🏻 José Saramago 📖 Cecità Nel suo capolavoro Saramago racconta la degenerazione di una società divenuta bestiale e feroce, imbruttita dalla violenza, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità. Ne deriva un romanzo di valenza universale basato sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti. In altre parole, tale frase sottolinea una delle più forti denunce alla società contemporanea: una società, come quella attuale, che ha occhi ma non vede, che assiste alle ingiustizie senza reagire, che dimentica le proprie responsabilità.

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La gente pensa che l’intimità riguardi il sesso

«La gente pensa che l’intimità riguardi il sesso. Ma l’intimità riguarda la verità. Quando ti rendi conto che puoi dire a qualcuno la tua verità, quando puoi mostrarti per ciò che sei, quando ti trovi davanti a quella persona nudo — e la sua risposta è “con me sei al sicuro” — ecco, questa è intimità.» ✍🏻 Taylor Jenkins Reid 📖 I sette mariti di Evelyn Hugo 📷 Mario De Biasi

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AMARE

«Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Desiderare la felicità dell’altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione.» ✍🏻 Tonino Bello 📖 Maria, donna dei nostri giorni 📷 Giuliana Della Torre

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L’ AMORE PASSA

Scusami, ho usato la nostra canzone per una nuova relazione. ✍🏻 Autore Sconosciuto 📷 Alessandro Maria Ponti 📍 Vista di Amatrice dall’ Hotel Roma prima del terremoto che la distrusse 🕰️ 19 ottobre 2014

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Non smettete mai di protestare

«Non smettete mai di protestare; di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.» (Anonimo)

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Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini

«Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n’è andato.» ✍🏻 Cormac McCarthy 📖 Il buio fuori (titolo originale Outer Dark) 🕰️ 1968 📷 Miss Ann 📍 Hellnar Church, Islanda

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Io ti verrò a cercare

«Io ti verrò a cercare. Lo sai che lo farò. Ma la domanda è: tu faresti lo stesso con me? È questo che devi capire. Perché un giorno la smetterò di inseguirti.» ✍🏻 Anonimo

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C’è molto cammino personale da compiere

«C’è molto cammino personale da compiere quaggiù per arrivare alla propria meta, soprattutto per noi occidentali, sempre più immersi nel rumore e nella confusione. Quando uno dovrà dare conto del proprio operato non potrà dire: io sono stato cattolico, o buddista, o musulmano, ma io sono stato quello che sono stato. Ho sempre pensato, da quando ho cominciato ad avere coscienza di me stesso, che l’evoluzione passi attraverso il cambiamento di sé. Si parte dall’analisi e dall’accettazione (o meno) di certi aspetti del carattere. Se uno crede che alcune cose non vadano bene e lo fanno star male, bisogna cambiare». (Anonimo)

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Siamo tutti uguali

«Siamo tutti uguali. È inutile dire “Quello è cretino”. Non è escluso che una faccia di merda, un ladro o un delinquente, un giorno non possa essere illuminato da un’intuizione, redimersi e superarti nel percorso della virtù e della conoscenza. Sa qual è una cosa interessante dell’esistenza? La possibilità di elevarsi. Il fatto che qualcuno, un mascalzone o un assassino, guardandosi allo specchio, possa improvvisamente riflettere e capire: “Ma che cazzo di vita ho condotto fino a ora?”. Succede. Secondo il calendario del Bardo l’uomo ha sette possibilità di finire in zone elevatissime. Per molti, l’eventualità è oggettivamente tenue. Mai dire mai però.» 🗣️ Franco Battiato 🎤 Intervista fatta da Malcom Pagani a Franco Battiato per i suoi 70 anni 📰 Il Fatto Quotidiano 🕰️ 23 marzo 2015 Fonte: Minima & Moralia

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Colui che non prova rabbia

«Colui che non prova rabbia quando vi è una giusta causa per provarla è immorale. Perché? Perché la rabbia guarda al bene della giustizia. E se riesci a vivere in mezzo all’ ingiustizia senza provare rabbia sei immorale, oltre che ingiusto tu stesso.» ✍🏻 Tommaso d’ Aquino 📖 Quaestio disputata de malo Nella Quaestio disputata de malo, Tommaso d’Aquino dedica una sezione all’ira, considerandola una passione che, sebbene possa essere peccaminosa, può anche essere giustificata moralmente se orientata verso un giusto fine, come la difesa della giustizia e del bene comune. In questo contesto, l’ira non è intrinsecamente negativa, ma diventa moralmente accettabile quando è diretta verso un bene legittimo e moderata dalla ragione. In conclusione, sebbene l’ira sia una passione, se orientata verso un giusto fine e moderata dalla ragione, può essere moralmente accettabile.

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Le montagne ricordano una misura di grandezza

«Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l’uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla. Per questo siamo attratti dalle montagne». ✍🏻 Tiziano Terzani 📖 Lettere contro la guerra 📃 Lettera dall’Himalaya – Che fare? 🕰️ 17 gennaio 2002 📷 Ciro Iacono 📍 Valbella – Lenzerheide, Grigioni, Svizzera

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Siamo pronti a sottolineare

«Siamo pronti a sottolineare quanto gli altri ci fanno soffrire, ma siamo poco inclini a dare peso a quanto gli altri devono soffrire per causa nostra. Una riflessione attenta e sincera su noi stessi eviterebbe un giudizio troppo severo sugli altri.» ✍🏻 Autore sconosciuto 📖 L’ imitazione di Cristo 📷 Cristo Pantocratore (mosaico) 📍 Duomo di Monreale L’ imitazione di Cristo è, dopo la Bibbia, il testo religioso più diffuso di tutta la letteratura cristiana occidentale. Il testo originale è in lingua latina (De Imitatione Christi) e ne è sconosciuto l’autore. Secondo gli studiosi, sarebbero tre i possibili autori a cui attribuire l’opera: il frate agostiniano Tommaso da Kempis, Jean Gerson o Giovanni Gersen. Scritta durante il periodo medievale, l’opera ha per oggetto la via da percorrere per raggiungere la perfezione ascetica, seguendo le orme di Gesù.

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Lui non ti darà più il buongiorno

«Lui non ti darà più il buongiorno, né la buonanotte. Non ti chiederà più come stai o che fai. Non ti dirà che gli manchi, che ti pensa, che sei bella. Non ti raggiungerà più là dove tu gli avevi detto di essere. Perché anche tu non gli scriverai più. Non gli darai il buongiorno e il pensiero di te, di un tuo messaggio non lo sveglierà più la mattina. Non gli dirai che ti manca o che stai andando a far la spesa, né che stai facendo le pulizie o che stai ascoltando la stessa canzone per la ventesima volta. Non saprà che, mai, ti abituerai alla sua assenza e che per sempre un pezzo di te rimarrà a lui. Il silenzio è l’unica risposta che ti rimane. Un silenzio assordante che non sai decifrare, ma a cui ti dovrai abituare.» (Anonimo)

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Non vi è albero buono che faccia frutti cattivi

«Non vi è albero buono che faccia frutti cattivi, né vi è d’altronde albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’ uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.» 🗣️ Gesù di Nazareth 📖 Vangelo di Luca (6, 43-45)

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