Ti ho sognato mentre spegnevi il mio nome tra le labbra di un’altra voce. Eppure sorridevi, e io non ti odiavo. Solo restavo lì, nella parte del sogno che nessuno ricorda. ✍🏻 Altrove (Anonimo) 📃 Ti ho sognato mentre mi dimenticavi 📍 Seul, Corea del Sud La poesia “Ti ho sognato mentre mi dimenticavi” si impone sin dal primo verso come una confessione contenuta ma allo stesso tempo lacerante dell’oblio altrui vissuto in silenzio. L’autore – che si firma simbolicamente “Altrove” – si fa portavoce di milioni di amori spezzati senza clamore, nella vita quotidiana degli affetti interrotti. Il soggetto non evoca un amore perduto, ma si introduce nel sogno dell’altro come testimone della propria cancellazione. Non c’è rancore, solo consapevolezza. Versi brevi, che rinunciano all’enfasi per dire solo ciò che è necessario, che esplorano l’amore non nella sua fioritura, ma nel suo svanire, senza disperazione, ma con una forma di accettazione dolente, che si trasforma in forza narrativa. Il soggetto non è schiacciato dal dolore, ma lo custodisce con sobrietà e dignità. L’autore si fa chiamare “Altrove”. Non ha mai pubblicato, non compare sui social. Si dice che lasci brevi poesie dentro i libri delle biblioteche pubbliche, firmandole solo con una sigla, o con una data. Non scrive per essere letto, ma per restare invisibile e necessario. Forse ha amato qualcuno che non lo ha riconosciuto, o forse è lui stesso il frutto di un amore dimenticato. “Altrove” crede che la poesia serva non a guarire, ma a ricordare con delicatezza ciò che fa ancora male. In un mondo in cui tutto chiede di essere visibile, spiegato, condiviso, “Altrove” sceglie di percorrere la strada opposta del nascondimento e dell’anonimato. Fonte: Alessandria Today