Frasi sul business e sul lavoro

L’ adorazione dell’ antico vitello d’oro

«L’ adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano.» ✍🏻 Papa Francesco 📖 Evangelii gaudium (pag. 47) 🖌️ Henri Matisse 🖼️ La donna senza volto (1949)

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Rare sono le persone che usano la mente

«Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che li usano entrambi.» (Rita Levi Montalcini) Per approfondire la vita di Rita Levi Montalcini è disponibile la sua autobiografia Elogio dell’imperfezione

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Per essere liberi bisogna avere tempo

«Lottiamo per essere liberi e non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano. Mentre sei obbligata a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali, non sei libera, sei schiava della vecchia legge della necessità. Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito. Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo. Ma la vita se ne sarà andata via… Oggi la gente sembra non accorgersene e si preoccupa soltanto di comprare e comprare e comprare, in una corsa infinita. E allora non ha più tempo per le cose elementari, che sono molto poche e sono quelle di sempre, le uniche: le relazioni fra genitori e figli, l’amore, gli amici… Per tutto questo c’è bisogno di tempo!» 🗣️ José “Pepe” Mujica 🎤 Intervista a José Mujica

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Se tu hai un panino e io un euro

«Se tu hai un panino e io un euro, e uso il mio euro per comprare il tuo panino, alla fine dello scambio io avrò il panino e tu l’euro. Sembra un equilibrio perfetto, no? A ha un euro, B ha un panino, poi A ha il panino e B l’euro. È una transazione equa, ma puramente materiale. Ora immagina di avere un sonetto di Verlaine o di conoscere il teorema di Pitagora, e io non ho niente. Se mi insegnerai, alla fine di questo scambio, avrò imparato il sonetto e il teorema, ma li avrai ancora anche tu. In questo caso non c’è solo equilibrio, ma crescita. Nel primo scambio c’è scambio di merce. Nel secondo, condividiamo la conoscenza. E mentre la merce si consuma, la cultura si espande senza fine.» (Michel Serres)

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Uno è tanto più felice quanto più dona

«Ho passato una grossa parte della vita a mettere il lavoro al primo posto, sacrificando studi, amicizie e famiglia. Quando ho fatto il mutuo per la casa, mi sono chiesto: “Ma dove vado con questa abnegazione da giapponese?”. Da lì, ho rovesciato la mia visione delle cose. Ho pensato: una casa ce l’ho, mi chiamano sempre più spesso, posso sottrarmi alla pressa che schiaccia tutti». Quale pressa? «Il profitto. Ci sembra di fare cose inutili se queste non producono reddito. È vero il contrario: quel che ci dà soddisfazione non produce profitto, e quel che produce profitto non ci dà soddisfazione. L’esperienza ci insegna che uno è tanto più felice quanto più dona, e non quanto più accumula, anche perché l’appagamento viene spostato sempre uno status symbol più in là. Fare le pulizie, cucinare per i figli, aiutare chi è in difficoltà ti riempie molto di più che fregare qualcuno.». ?️ Elio Germano ? Intervista di Alessandro Penna ad Elio Germano ?️ 26 Novembre 2023 ?️ Intervista contenuta nella rivista “OGGI”

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Coloro che cercano la ricchezza

«Coloro che cercano la ricchezza soltanto per se stessi sono destinati a diventare poveri o a soffrire di disarmonie mentali; ma coloro che considerano il mondo intero come la propria famiglia e prendono veramente a cuore il benessere di una collettività o del mondo, e si dedicano seriamente ad aiutare il prossimo, ottengono la prosperità personale che appartiene loro di diritto. Questa è una legge infallibile e segreta.» ✍🏻 Paramahansa Yogananda 📖 Dove splende la luce

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In ogni società

«In ogni società c’è un gruppo che domina. Poteva essere la cavalleria nel Medioevo, supponiamo, o la borghesia dopo la Rivoluzione Francese. Questo gruppo domina e dirige, dominare vuol dire avere la forza, dice Gramsci, dirigere è qualcosa di più. Dirigere vuol dire che in realtà gli altri gruppi sociali son d’accordo che sia quel gruppo lì a comandare, in sostanza, o non si pongono neanche il problema e vedono il mondo così come lo vedono i membri della classe dirigente. […] Qui potremmo introdurre un altro concetto gramsciano, fondamentale, che è il concetto di egemonia. Oggi, si vede benissimo, c’è un gruppo sociale che è la grande finanza, i grandi imprenditori che è al potere, ma non perché mette i carri armati per le strade, quello avrebbe detto Gramsci sarebbe il dominio con la forza, che non basta. Un gruppo sociale è forte e comanda quando fa pensare anche gli altri come lui, diciamo così. Oggi tutti pensiamo a quello: l’imprenditore è la figura più ammirata, il profitto è fondamentale.» 🗣️ Alessandro Barbero 📺 Quante storie

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E quando dico “lavoro” non penso ad una fatica

«E quando dico “lavoro” non penso ad una fatica, ad un supplizio che uno deve sopportare dalla mattina alla sera per rendersi indipendente dal punto di vista economico, ma ad una opportunità che Dio ci ha offerto per dare più senso alla nostra esistenza. Ricordatevi quello che vi dico: una cosa è “fare” il tabaccaio, e una cosa è “essere” tabaccaio.» 🖋️ Luciano De Crescenzo 📖 Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi

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Elogio della mitezza

«La prepotenza è abuso di potenza non solo ostentata, ma concretamente esercitata. Il protervo fa bella mostra della sua potenza, del potere che ha di schiacciarti anche soltanto come si schiaccia con un dito una mosca o con un piede un verme. Il prepotente questa potenza la mette in atto, attraverso ogni sorta di abusi e soprusi, di atti di dominio arbitrario e, quando sia necessario, crudele. Il mite è invece colui che “lascia essere l’altro quello che è”, anche se l’altro è l’arrogante, il protervo, il prepotente. Non entra nel rapporto con gli altri con il proposito di gareggiare, di confliggere, e alla fine di vincere. È completamente al di fuori dello spirito della gara, della concorrenza, della rivalità, e quindi anche della vittoria. Nella lotta per la vita è infatti l’eterno sconfitto. L’ immagine che egli ha del mondo e della storia, dell’unico mondo e dell’unica storia in cui vorrebbe vivere, è quella di un mondo e di una storia in cui non ci sono né vincitori né vinti, e non ci sono né vincitori né vinti perché non ci sono gare per il primato, né lotte per il potere, né competizioni per la ricchezza, e mancano insomma le condizioni stesse che consentano di dividere gli uomini in vincitori e vinti.» ✍? Norberto Bobbio ? Elogio della mitezza

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Al posto degli uomini

«Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.» ✍🏻 Federico Caffè 📃 Umanesimo del welfare (Umanesimo e Welfare) 📰 MicroMega , n.1, pp. 116-127 🕰️ 1986 In questo articolo Caffè critica le politiche economiche volte a dare un’ eccessiva enfasi ai numeri e alla contabilità, sostenendo invece che l’economia dovrebbe mettere al centro le persone e la loro dignità, occupandosi di valorizzare il loro benessere e di alleviare le loro sofferenze.

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La fabbrica non può guardare solo ai profitti

«La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica. A volte, quando lavoro fino a tardi vedo le luci degli operai che fanno il doppio turno, degli impiegati, degli ingegneri, e mi viene voglia di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza.» (Adriano Olivetti*) * PARAFRASI La frase di cui sopra è attribuita ad Adriano Olivetti, sebbene non sia attestata testualmente nelle sue opere. Tuttavia essa risulta coerente con il suo pensiero circa la funzione sociale della fabbrica.

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Il lavoro dovrebbe essere

«Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo». (Adriano Olivetti)

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Non vi è miglior insegnante delle avversità

“Non vi è miglior insegnante delle avversità. Ogni sconfitta, ogni perdita, contengono il loro proprio seme, la loro propria lezione su come migliorare la volta successiva.”  Augustine “Og” Mandino  Luca Restifo  Parrocchia di Santa Giovanna Antida Thouret, Roma, Italia

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Non chi comincia ma quel che…

“Non chi comincia ma quel che persevera.”   (Leonardo da Vinci) ___________________________________________________________________________________________________________________________ In risposta al celebre proverbio “Chi ben comincia è a metà dell’opera”, non lodando appunto chi comincia ma quello che persevera.

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