Frasi sul destino

Nulla arriva mai in tempo

«Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà mai qualcosa nel momento in cui siamo preparati a riceverlo. Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi. Siamo convinti che qualcuno si prenda gioco di noi. Ma un bel giorno ci rendiamo conto che tutto era preordinato secondo un meccanismo perfetto… Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro… Mature, ma non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami di una specie di legge astronomica inoppugnabile, così come si incontrano i corpi celesti nell’immensità dello spazio e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.» ✍🏻 Sándor Márai 📖 L’eredità di Eszter  (Cap. 18, Pag. 119) 📷 Ulay e Marina Abramovic 📍 MoMA di New York 🕰️ 2010

Leggi di Più ...

Tu che sei uomo non dire mai che cosa avverrà domani

«Tu che sei uomo non dire mai che cosa avverrà domani né, vedendo un uomo fortunato, per quanto tempo (lo) sarà: perché neppure il volo di una mosca dalle ali distese (è) così rapido come il mutamento delle vicende umane.» ?️ Simonide di Ceo ? Frammento 521 ? Frammenti ? Daniel Coyle Simonide fu un autore di liriche ricercate e preziose. Autore soprattutto di treni, cioè di tipici canti di lutto nell’antica Grecia in cui si interroga sul senso della vita e della felicità. Qui Simonide esprime il principio universale che nella vita nulla è stabile ma tutto può cambiare improvvisamente da un momento all’altro. Il frammento di cui sopra doveva costituire l’inizio di un lamento funebre (thrēnos) composto dal poeta in occasione del crollo del soffitto che travolse la famiglia degli Scopadi, in Tessaglia, presso i quali il poeta era ospite. Affiora qui il tema dell’imprevedibilità e della precarietà della vita, messi in paragone con il volo dell’umile insetto. Un volo per nulla lineare, ma oscillante e tortuoso, che si muove da un posto all’altro metaforizzando in tal senso la mancanza di equilibrio della vita e la facilità con cui in modo improvviso possono mutare le sue alterne fortune. Il drammatico richiamo alla fragilità umana viene messo in relazione con l’immagine del velocissimo battere d’ali della mosca, talmente repentino che l’occhio umano quasi non riesce a cogliere, sottolineando appunto l’imprevedibile rapidità della metástasis, del «cambiamento» sempre in agguato, pronto a distruggere nell’uomo ogni illusione di stabilità e di durata, e conferendo a questi versi un doloroso fatalismo che richiama inesorabilmente l’uomo sotto all’effimera realtà della sua esistenza: precaria, insicura e per nulla stabile. Per approfondire la lettura: La lirica corale greca. Alcmane, Simonide, Pindaro, Bacchilide

Leggi di Più ...

Sapere che

“Sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto da un momento all’altro. Goderlo, eh. Non dico mica di rinunciare a niente… Però sapendo che da un momento all’altro tutto quello che abbiamo può sparire in una nuvola di fumo.” Italo Calvino Intervista RAI 27 Maggio 1981 Italo Calvino ci ricorda una delle caratteristiche principali dell’esistenza: la precarietà di ogni cosa. L’obiettivo non deve essere però quello di deprimersi o di intristirsi per tale constatazione, ma l’esatto contrario. Nasciamo infatti per godere di ogni attimo, di ogni cosa e di ogni persona fino a quando questi finiranno o ci verranno tolti.

Leggi di Più ...

Nel perdersi ciascuno possa ritrovare se stesso

CIRCE: «Dunque, Odisseo, irrevocabile è la tua decisione di lasciarmi? Eppure, ti ho accolto quando eri sperduto per il mare e perseguitato da Poseidone, mettendoti al sicuro dalla sua ira, di cui le acque tempestose sono state inesorabile strumento. Non ricordi, non vuoi ricordare il lungo periodo di pace che hai trascorso in quest’isola incantata dopo tante sventure? Ti ho offerto ogni agio e, insieme, tutto il mio amore; con me hai provato voluttà che nessuna donna mortale è mai stata o sarà mai in grado di darti. Qui può arrestarsi il tuo ritorno senza fine, qui potrai godere un’adeguata ricompensa alle tue eroiche imprese. Perché, dunque, vuoi andartene?» ODISSEO: «Tutto quello che dici è vero, o Circe: nessun altro luogo, nessun’altra amante avrebbe potuto offrirmi tanto. […]» CIRCE: « […] Sei certo che, tornando, troverai tutto come prima? Troppi anni sono passati; […] Come puoi, per un ricordo di tempi felici, puntare tutto il tuo futuro su uno scenario così incerto? Senza contare che gli anni avranno fatto sfiorire la bellezza di Penelope: come potresti preferirla a me, eternamente giovane e che con la mia magia offro anche a te un’eterna giovinezza; a me, maestra nell’incanto dei sensi?» ODISSEO: «E’ proprio questo tuo vivere in un mondo di incantesimi, Circe, che non ti fa comprendere la forza dei sentimenti umani, di un amore che, se è vero, è per sempre e non è legato solamente al fiore degli anni e della bellezza. Senza contare che ognuno deve seguire il suo destino, scritto nel cielo per volere degli dèi. Il mio contempla questo travagliato ritorno che sembra senza fine: non so se Itaca sarà il mio approdo definitivo o se il demone che è in me mi spingerà, in seguito, verso altri lidi; ma so che devo tornare. Di ciò che avevo lasciato e a cui volevo con tanta determinazione tornare, non ricordavo nulla a causa dei tuoi incantesimi. Qualcosa di inconscio, però, mi spingeva ogni giorno sulle amene rive di quest’isola, a contemplare il mare sul quale sentivo che doveva compiersi il mio destino, e sul correre delle sue onde verso la spiaggia, cominciarono ad affluire in me i ricordi. Vidi finalmente di nuovo ciò che mi attendeva al di là di quella distesa d’acque, ripresi coscienza di me e decisi: devo tornare, devo rompere questi pur dolci legami, e correre incontro al mio destino di mortale, per duro che possa essere.» CIRCE: «Folle, se mi abbandoni, non potrò fare più nulla per te, ma rimarrai sottoposto nuovamente alle ire del dio, alle quali non potrò più sottrarti. E cosa ti garantisce che esse non provochino la tua fine, prima che tu possa raggiungere l’incerta meta alla quale tanto testardamente tendi? Le tempestose acque del mare saranno la tua tomba e tutto sarà perduto: non avrai più né la tua patria e la tua sposa, né me.» ODISSEO: «(dopo una pausa di riflessione) So che il dio non mi darà tregua, e pur essendo fiducioso di poter superare, come

Leggi di Più ...

Cerca

Citazioni & Aforismi