
Non desidero altro che
«Sono stanco, non so nulla, non desidero altro che posare il viso nel tuo grembo, sentire la tua mano sul mio capo e rimanere così per tutta l’eternità.» ✍🏻 Franz Kafka 📖 Lettere a Milena

«Sono stanco, non so nulla, non desidero altro che posare il viso nel tuo grembo, sentire la tua mano sul mio capo e rimanere così per tutta l’eternità.» ✍🏻 Franz Kafka 📖 Lettere a Milena

«Ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere. Provaci, per una volta» ✍🏻 Mordecai Richler 📖 Solomon Gursky è stato qui

«Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa senza pericolo. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Quello che capita agli ammalati, che una prolungata infermità li indebolisce al punto di non poter uscire senza subire danno, succede anche a noi, il cui animo si è appena ripreso da una lunga malattia. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca senza che ce ne accorgiamo. E tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il pericolo. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosamente a qualche spettacolo: allora, infatti,

Papà mi raccontava che quando, verso la fine del secolo, fu inventato il telefono, un tecnico dell’azienda di Stato venne a spiegarne il funzionamento a mio nonno, il cavaliere Giuseppe De Crescenzo, artista pittore. «Don Peppi,» gli disse il tecnico vedendolo alquanto sospettoso «il telefono non è altro che una cassetta di legno che sta attaccata al muro. A un certo momento la cassetta si mette a suonare e voi andate a rispondere…» «Come, come?» lo interruppe mio nonno. «Lei suona e io vado a rispondere!» Mio nonno nella sua illuminata ignoranza aveva subito individuato il difetto principale del progresso: quello di non saper chiedere permesso. Il progresso entra e obbliga tutti gli altri a rispondere. Cosa direbbe oggi Socrate? «O Luciano,» mi direbbe «mi compiaccio con i tuoi contemporanei per le belle invenzioni che hanno realizzato, ma ho paura che l’abitudine a possederle creerà in loro, in breve tempo,

Su i quaderni di scolaro Su i miei banchi e gli alberi Su la sabbia su la neve Scrivo il tuo nome Su ogni pagina che ho letto Su ogni pagina che è bianca Sasso sangue carta o cenere Scrivo il tuo nome Su le immagini dorate Su le armi dei guerrieri Su la corona dei re Scrivo il tuo nome Su la giungla ed il deserto Su i nidi su le ginestre Su la eco dell’infanzia Scrivo il tuo nome Su i miracoli notturni Sul pan bianco dei miei giorni Le stagioni fidanzate Scrivo il tuo nome Su tutti i miei lembi d’azzurro Su lo stagno sole sfatto E sul lago luna viva Scrivo il tuo nome Su le piane e l’orizzonte Su le ali degli uccelli E il mulino delle ombre Scrivo il tuo nome Su ogni alito di aurora Su le onde su le barche Su la

«Questo viaggio chiamavamo amore Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose Che brillavano un momento al sole del mattino Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi Le rose che non erano le nostre rose Le mie rose le sue rose» ✍🏻 Dino Campana 📖 Canti Orfici 🕰️ 1914 I versi di cui sopra furono dedicati all’amata Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio e sono contenuti nell’opera più importante e rappresentativa di Dino Campana: I “Canti Orfici”, una raccolta di poesie e prose liriche pubblicata nel 1914. Si tratta di un prosimetro, cioè di un’opera letteraria caratterizzata dall’alternanza di versi e prosa. La genesi dell’opera è legata ad una vicenda davvero incredibile. Nel 1913 Campana consegnò il manoscritto della sua opera, che originariamente si intitolava “Il più lungo giorno”, agli editori Papini e Soffici sperando in una loro pubblicazione. I due però, non solo non pubblicarono

«C’è la neve nei miei ricordi c’è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.» ✍🏻 Autore Sconosciuto 🎬 Poesia citata nel film Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi (2007) 📷 Dace Znotina 📍 Norvegia

Un uomo e suo figlio vivevano in un piccolo villaggio nelle campagne cinesi. Possedevano soltanto poche cose: una baracca in cui vivere, un campo da coltivare e un cavallo. Un giorno il cavallo scappò, e tutti gli abitanti del villaggio andarono a trovare il contadino per consolarlo, dicendogli : “Che sfortuna hai avuto! Il cavallo ti era utile per lavorare. ” E il contadino rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo… Chi vi dice che sia una disgrazia?”. Una settimana dopo, il cavallo ritornò assieme ad altri cavalli selvaggi. Gli abitanti del villaggio accorsero dall’uomo per congratularsi con lui e gli dissero: “Avevi un solo cavallo e ora ne hai altri. Che fortuna hai avuto!”. Anche questa volta il contadino, con tutta calma, rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo… Chi vi dice che sia una fortuna?”. Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cercando di domare uno di questi cavalli selvaggi,

«Jan domandava con amarezza: che cosa spinge l’uomo a distruggere i suoi simili? E io pensavo: gli uomini. Ma subito mi correggevo: no, ricordati che anche tu sei un uomo. Quel marciume che c’è negli altri, c’è anche in noi stessi. E non vedo davvero altra soluzione che questa: raccoglierci in noi stessi e strappare via il marciume che troviamo dentro di noi. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.» ✍🏻 Etty Hillesum 📖 Diario (1941-1943) 🕰️ Annotazione del 3 luglio 1942 (Dialogo con Jan sul tram)

«Niente se ne va prima di averci insegnato ciò che dobbiamo imparare.» ✍🏻 Anonimo 📷 Ragni di Lecco

«La vita è una questione di equilibrio. Sii gentile, ma non lasciarti sfruttare. Fidati, ma non farti ingannare. Accontentati, ma non smettere mai di migliorarti.» 🖋️ Anonimo 📷 Agherti 📍 Ostuni, Puglia, Italia

Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo. Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso. Ma non ti cerco. Non ti scrivo neppure ciao. Non so come stai. E mi manca saperlo. Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato? Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato? Mi piacerebbe riuscire a cercarti. Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano. E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno, che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. E io ti penso ma non ti cerco. ✍🏻 Erica Ronchi 📃 Non ho smesso di pensarti 📖 Non ho smesso di pensarti (raccolta di poesie) 📷 Mario De Biasi L’autrice di questa poesia è Erica Ronchi; nel gennaio 2021 è uscita la

«Non accettate nulla come verità che sia privo d’amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità. L’uno senza l’altra diventa una menzogna distruttiva.» 🗣️ Giovanni Paolo II (in occasione della canonizzazione di Edith Stein) 🕰️ 11 ottobre 1998

«Ho imparato che si ha più potere quando si tace, perché almeno in questo modo la gente comincia forse a dubitare di se stessa.» ✍🏻 Andy Warhol 📖 POPism: The Warhol Sixties 🕰️ 1980

«L’odio non cessa con l’odio, in nessun tempo; l’odio cessa con l’amore: questa è la legge eterna.» 🗣️ Buddha 📖 Dhammapada, verso 5

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono.» ✍🏻 José Saramago 📖 Cecità Nel suo capolavoro Saramago racconta la degenerazione di una società divenuta bestiale e feroce, imbruttita dalla violenza, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità. Ne deriva un romanzo di valenza universale basato sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti. In altre parole, tale frase sottolinea una delle più forti denunce alla società contemporanea: una società, come quella attuale, che ha occhi ma non vede, che assiste alle ingiustizie senza reagire, che dimentica le proprie responsabilità.

«La gente pensa che l’intimità riguardi il sesso. Ma l’intimità riguarda la verità. Quando ti rendi conto che puoi dire a qualcuno la tua verità, quando puoi mostrarti per ciò che sei, quando ti trovi davanti a quella persona nudo — e la sua risposta è “con me sei al sicuro” — ecco, questa è intimità.» ✍🏻 Taylor Jenkins Reid 📖 I sette mariti di Evelyn Hugo 📷 Mario De Biasi

«Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Desiderare la felicità dell’altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione.» ✍🏻 Tonino Bello 📖 Maria, donna dei nostri giorni 📷 Giuliana Della Torre

Scusami, ho usato la nostra canzone per una nuova relazione. ✍🏻 Autore Sconosciuto 📷 Alessandro Maria Ponti 📍 Vista di Amatrice dall’ Hotel Roma prima del terremoto che la distrusse 🕰️ 19 ottobre 2014

«Migliaia di candele possono essere accese da una sola candela, senza che la vita di questa ne risulti abbreviata. La felicità non diminuisce mai quando viene condivisa.» (Pensiero buddhista) *** Questa citazione è molto famosa e viene spesso attribuita al Buddha, ma non compare in nessuno dei testi canonici (come il Dhammapada o l’intero Canone pali). Più che una falsa attribuzione è in realtà una riformulazione moderna di concetti buddhisti autentici. Nello specifico è un adattamento occidentale ispirato a un tema presente nel Buddhismo: (“la felicità cresce quando è condivisa la luce di una candela può accenderne infinite altre”) In conclusione, dunque, la frase di cui sopra è coerente con gli insegnamenti del Buddha sebbene non si tratti di una citazione autentica documentabile.

«Non smettete mai di protestare; di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.» (Anonimo)

«Ho visto tanta cattiveria fra gli uomini che non so perché Dio non ha ancora spento il sole e non se n’è andato.» ✍🏻 Cormac McCarthy 📖 Il buio fuori (titolo originale Outer Dark) 🕰️ 1968 📷 Miss Ann 📍 Hellnar Church, Islanda

«Io ti verrò a cercare. Lo sai che lo farò. Ma la domanda è: tu faresti lo stesso con me? È questo che devi capire. Perché un giorno la smetterò di inseguirti.» ✍🏻 Anonimo

«C’è molto cammino personale da compiere quaggiù per arrivare alla propria meta, soprattutto per noi occidentali, sempre più immersi nel rumore e nella confusione. Quando uno dovrà dare conto del proprio operato non potrà dire: io sono stato cattolico, o buddista, o musulmano, ma io sono stato quello che sono stato. Ho sempre pensato, da quando ho cominciato ad avere coscienza di me stesso, che l’evoluzione passi attraverso il cambiamento di sé. Si parte dall’analisi e dall’accettazione (o meno) di certi aspetti del carattere. Se uno crede che alcune cose non vadano bene e lo fanno star male, bisogna cambiare». (Anonimo)