Quando si smette di amare

«Quando si smette di amare, in genere non si ha la pazienza di aspettare che finisca bene. Si cerca la strada più breve: la rottura, la sofferenza. Invece ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio, bisogna superare gli egoismi, vivere questo momento con la stessa passione, far sentire alla persona lasciata tutto il bene che c’è stato: ci vuole amore per chiudere una storia. […] Aspettare un po’ per non buttare via tutto ma recuperare quanto è possibile, ricreando un altro rapporto, un dopo-amore, fatto di conoscenza e di complicità, qualcosa che può essere molto più forte dell’amicizia.» 🗣️ Massimo Troisi 🎤 Intervista rilasciata da Troisi in occasione del lancio del suo film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” 🕰️ 1991

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Preoccupati più della tua coscienza

«Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è un problema loro.» ✍🏻 Anonimo 📷 Peppe Palestini 📍 Campi di girasole in Toscana, Italia La frase sopra menzionata viene attribuita sul web a Charlie Chaplin. Si tratta però di una falsa attribuzione. Non esiste infatti alcuna traccia di questa frase nelle autobiografie, negli scritti o nei film di Chaplin. ll nucleo originale di questo pensiero appartiene, invece, a John Wooden (1910–2010), leggendario allenatore di pallacanestro della UCLA e scrittore statunitense. La sua massima autentica, ripetuta per decenni nei suoi libri e discorsi motivazionali, recita: «Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione, perché il tuo carattere è ciò che sei veramente, mentre la tua reputazione è semplicemente ciò che gli altri

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C’erano cose che volevo dirgli

«C’erano cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. Così le seppellii e lasciai che facessero male a me.» ✍🏻 Jonathan Safran Foer 📖 Molto forte, incredibilmente vicino 📷 Andrea Modica

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Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa

«Quello che è giusto rimane giusto anche se nessuno lo fa. Quello che è sbagliato rimane sbagliato anche se lo fanno tutti.» (Anonimo) La frase di cui sopra viene impropriamente associata a Sant’Agostino ma si tratta di una falsa attribuzione. La citazione sopra menzionata è in realtà una rielaborazione di un pensiero dello scrittore e filosofo britannico G.K. Chesterton che, nel 1907, scrisse sulla rivista The Illustrated London News: «Il giusto è giusto, anche se nessuno lo fa. Lo sbagliato è sbagliato, anche se tutti quanti si sbagliano a riguardo.» L’errore sulla paternità della frase deriva dal fatto che il concetto di fondo della massima in questione esprime un’idea di morale oggettiva che si sposa perfettamente con la teologia agostiniana. Agostino d’Ippona sosteneva infatti che la verità e la giustizia derivano dall’eterna legge di Dio e non dal consenso della folla o dalle mode della società.

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Rientra in te stesso e guarda

«Rientra in te stesso e guarda; se ancora non ti vedi bello di dentro, fa’ come lo scultore di una statua che deve venire bella, il quale a volte toglie e a volte leviga, fin quando sulla statua non affiori un bel volto.» ✍🏻 Plotino 📖 Enneadi (I, 6, 9) Questo è uno dei passi più celebri e suggestivi dell’intera filosofia occidentale. Per il grande filosofo neoplatonico, la bellezza interiore (la virtù) non si ottiene “aggiungendo” qualcosa da fuori, ma togliendo, levando qualcosa. Bisogna infatti togliere le incrostazioni materiali e le passioni del corpo per far emergere la luce della propria anima divina, esattamente come uno scultore libera la figura racchiusa nel blocco di marmo.

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Un viaggio di mille

«Un viaggio di mille li comincia da sotto i piedi.» ✍🏻 Lao Tzu 📖 Daodejing 📷 MarBom La frase proviene dal Daodejing (noto anche come Tao Te Ching), il testo sacro del Taoismo attribuito a Lao Tzu (Laozi), precisamente al Capitolo 64. La versione che circola in occidente: “Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo” è famosissima ma è il frutto di una traduzione forzata rispetto al testo classico cinese. Infatti, mentre la versione occidentale (“con il primo passo”) enfatizza l’azione e l’inizio del movimento, la versione originale di Lao Tzu (“da sotto i piedi”) ha un significato più statico e profondo, tipico della filosofia taoista. Significa che il viaggio più lungo e importante comincia esattamente nel luogo in cui ti trovi adesso, radicato nella tua realtà presente e nella terra sotto i tuoi piedi. Curiosità Il li è un’antica unità di misura cinese. Mille li

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PERDONAMI

Perdonami se non ti sono stata vicino nel tuo momento più buio, perdonami se non ti ho salutato come avrei voluto, perdonami se non ti ho abbracciato e tenuto stretto, perdonami se ti ho lasciato andare. Perdonami, ma il dolore mi ha pietrificato, il dolore mi ha tolto il respiro, il dolore mi ha strappato l’anima, il dolore ha frantumato il mio cuore. Perdonami, anche se so che tu mi hai perdonato, perché solo tu sai quanto io ti abbia amato. ✍🏻 Paola Miglietta 📃 Perdonami 📖 I Fiori nel Cuore 📷 Redy_90 📍 Islanda

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Sentivi che avresti dovuto seguire un’altra strada

«Sentivi che avresti dovuto seguire un’altra strada, una più ambiziosa; sentivi che eri destinato ad altre cose, ma non avevi idea di come raggiungerle e nella tua miseria hai cominciato a odiare tutto ciò che ti circondava.» ✍🏻 Fëdor Dostoevskij 📖 Netočka Nezvanova 📷 “The Approaching Shadow” di Fan Ho (1954) Curiosità Nel 1849 Dostoevskij, mentre stava scrivendo il romanzo di cui sopra, venne arrestato dalla polizia zarista. Tale romanzo rimase pertanto incompiuto. Dopo esser stato arrestato, il celebre scrittore venne condannato a morte ma fu graziato mentre già si trovava sul patibolo. A ciò seguirono 10 anni di deportazione, di lavori forzati e di confino.

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Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi

«Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’iper-eccitazione.» ✍🏻 Fernando Pessoa 📖 Il libro dell’inquietudine 📷 Nik Leksikov 📍 Vienna, Austria

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La gelosia è indice della forza dell’affetto

«La gelosia è indice della forza dell’affetto, ma non della sua purezza. Chi ha perfetto amore è sicuro che la persona amata è virtuosa; chi è geloso dubita della fedeltà della persona amata. La gelosia finisce col guastare l’amore, perché produce contrasti.» ✍🏻 Francesco di Sales 📖 Trattato dell’amor di Dio 🕰️ 1616 Francesco di Sales affronta il tema della gelosia nel Libro Decimo, capitolo XIV. Il testo di cui sopra riflette la visione del santo sull’amore, distinguendo tra l’intensità del sentimento (la forza dell’affetto) e la sua qualità spirituale (la purezza). Per il Santo, la gelosia è un’imperfezione poiché nasce dal dubbio e dalla mancanza di fiducia, elementi che contrastano con il “perfetto amore” che è sicuro invece della virtù dell’altro. Questo pensiero si inserisce nella sua più ampia opera di direzione spirituale, dove promuove un amore basato sulla benevolenza e sulla libertà, piuttosto che sul possesso o sul

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Nel mondo attuale per libertà s’intende

«Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.» ✍🏻 Fëdor Dostoevskij 📃 La risoluzione russa del problema 📖 Diario di uno scrittore 🕰️ Giugno 1876 In questo passaggio, l’autore critica la concezione occidentale e moderna di libertà, contrapponendo la “licenza” (intesa come soddisfacimento dei desideri materiali e individualismo, in altre parole cioè fare tutto quello che si vuole senza limiti) alla vera libertà (che consiste invece nella padronanza di sé e nel sacrificio per gli altri.) Dostoevskij sostiene che chi insegue ogni desiderio diventa schiavo dei propri bisogni e del consumo. La libertà senza disciplina, infatti, porta al caos e quest’ultimo porta alla dipendenza e quindi alla “schiavitù”.

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Non desidero altro che

«Sono stanco, non so nulla, non desidero altro che posare il viso nel tuo grembo, sentire la tua mano sul mio capo e rimanere così per tutta l’eternità.» ✍🏻 Franz Kafka 📖 Lettere a Milena

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Ci vogliono settantadue muscoli

«Ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere. Provaci, per una volta» ✍🏻 Mordecai Richler 📖 Solomon Gursky è stato qui

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Bisogna evitare la folla

«Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa senza pericolo. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Quello che capita agli ammalati, che una prolungata infermità li indebolisce al punto di non poter uscire senza subire danno, succede anche a noi, il cui animo si è appena ripreso da una lunga malattia. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca senza che ce ne accorgiamo. E tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il pericolo. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosamente a qualche spettacolo: allora, infatti,

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Papà mi raccontava

Papà mi raccontava che quando, verso la fine del secolo, fu inventato il telefono, un tecnico dell’azienda di Stato venne a spiegarne il funzionamento a mio nonno, il cavaliere Giuseppe De Crescenzo, artista pittore. «Don Peppi,» gli disse il tecnico vedendolo alquanto sospettoso «il telefono non è altro che una cassetta di legno che sta attaccata al muro. A un certo momento la cassetta si mette a suonare e voi andate a rispondere…» «Come, come?» lo interruppe mio nonno. «Lei suona e io vado a rispondere!» Mio nonno nella sua illuminata ignoranza aveva subito individuato il difetto principale del progresso: quello di non saper chiedere permesso. Il progresso entra e obbliga tutti gli altri a rispondere. Cosa direbbe oggi Socrate? «O Luciano,» mi direbbe «mi compiaccio con i tuoi contemporanei per le belle invenzioni che hanno realizzato, ma ho paura che l’abitudine a possederle creerà in loro, in breve tempo,

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LIBERTÀ

Su i quaderni di scolaro Su i miei banchi e gli alberi Su la sabbia su la neve Scrivo il tuo nome Su ogni pagina che ho letto Su ogni pagina che è bianca Sasso sangue carta o cenere Scrivo il tuo nome Su le immagini dorate Su le armi dei guerrieri Su la corona dei re Scrivo il tuo nome Su la giungla ed il deserto Su i nidi su le ginestre Su la eco dell’infanzia Scrivo il tuo nome Su i miracoli notturni Sul pan bianco dei miei giorni Le stagioni fidanzate Scrivo il tuo nome Su tutti i miei lembi d’azzurro Su lo stagno sole sfatto E sul lago luna viva Scrivo il tuo nome Su le piane e l’orizzonte Su le ali degli uccelli E il mulino delle ombre Scrivo il tuo nome Su ogni alito di aurora Su le onde su le barche Su la

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QUESTO VIAGGIO CHIAMAVAMO AMORE

«Questo viaggio chiamavamo amore Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose Che brillavano un momento al sole del mattino Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi Le rose che non erano le nostre rose Le mie rose le sue rose» ✍🏻 Dino Campana 📖 Canti Orfici 🕰️ 1914 I versi di cui sopra furono dedicati all’amata Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio e sono contenuti nell’opera più importante e rappresentativa di Dino Campana: I “Canti Orfici”, una raccolta di poesie e prose liriche pubblicata nel 1914. Si tratta di un prosimetro, cioè di un’opera letteraria caratterizzata dall’alternanza di versi e prosa. La genesi dell’opera è legata ad una vicenda davvero incredibile. Nel 1913 Campana consegnò il manoscritto della sua opera, che originariamente si intitolava “Il più lungo giorno”, agli editori Papini e Soffici sperando in una loro pubblicazione. I due però, non solo non pubblicarono

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C’È SEMPRE LA NEVE

«C’è la neve nei miei ricordi c’è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.» ✍🏻 Autore Sconosciuto 🎬 Poesia citata nel film Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi (2007) 📷 Dace Znotina 📍 Norvegia

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IL CONTADINO E IL CAVALLO

Un uomo e suo figlio vivevano in un piccolo villaggio nelle campagne cinesi. Possedevano soltanto poche cose: una baracca in cui vivere, un campo da coltivare e un cavallo. Un giorno il cavallo scappò, e tutti gli abitanti del villaggio andarono a trovare il contadino per consolarlo, dicendogli : “Che sfortuna hai avuto! Il cavallo ti era utile per lavorare. ” E il contadino rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo… Chi vi dice che sia una disgrazia?”. Una settimana dopo, il cavallo ritornò assieme ad altri cavalli selvaggi. Gli abitanti del villaggio accorsero dall’uomo per congratularsi con lui e gli dissero: “Avevi un solo cavallo e ora ne hai altri. Che fortuna hai avuto!”. Anche questa volta il contadino, con tutta calma, rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo… Chi vi dice che sia una fortuna?”. Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cercando di domare uno di questi cavalli selvaggi,

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