CIRCE: «Dunque, Odisseo, irrevocabile è la tua decisione di lasciarmi? Eppure, ti ho accolto quando eri sperduto per il mare e perseguitato da Poseidone, mettendoti al sicuro dalla sua ira, di cui le acque tempestose sono state inesorabile strumento. Non ricordi, non vuoi ricordare il lungo periodo di pace che hai trascorso in quest’isola incantata dopo tante sventure? Ti ho offerto ogni agio e, insieme, tutto il mio amore; con me hai provato voluttà che nessuna donna mortale è mai stata o sarà mai in grado di darti. Qui può arrestarsi il tuo ritorno senza fine, qui potrai godere un’adeguata ricompensa alle tue eroiche imprese. Perché, dunque, vuoi andartene?» ODISSEO: «Tutto quello che dici è vero, o Circe: nessun altro luogo, nessun’altra amante avrebbe potuto offrirmi tanto. […]» CIRCE: « […] Sei certo che, tornando, troverai tutto come prima? Troppi anni sono passati; […] Come puoi, per un ricordo di tempi felici, puntare tutto il tuo futuro su uno scenario così incerto? Senza contare che gli anni avranno fatto sfiorire la bellezza di Penelope: come potresti preferirla a me, eternamente giovane e che con la mia magia offro anche a te un’eterna giovinezza; a me, maestra nell’incanto dei sensi?» ODISSEO: «E’ proprio questo tuo vivere in un mondo di incantesimi, Circe, che non ti fa comprendere la forza dei sentimenti umani, di un amore che, se è vero, è per sempre e non è legato solamente al fiore degli anni e della bellezza. Senza contare che ognuno deve seguire il suo destino, scritto nel cielo per volere degli dèi. Il mio contempla questo travagliato ritorno che sembra senza fine: non so se Itaca sarà il mio approdo definitivo o se il demone che è in me mi spingerà, in seguito, verso altri lidi; ma so che devo tornare. Di ciò che avevo lasciato e a cui volevo con tanta determinazione tornare, non ricordavo nulla a causa dei tuoi incantesimi. Qualcosa di inconscio, però, mi spingeva ogni giorno sulle amene rive di quest’isola, a contemplare il mare sul quale sentivo che doveva compiersi il mio destino, e sul correre delle sue onde verso la spiaggia, cominciarono ad affluire in me i ricordi. Vidi finalmente di nuovo ciò che mi attendeva al di là di quella distesa d’acque, ripresi coscienza di me e decisi: devo tornare, devo rompere questi pur dolci legami, e correre incontro al mio destino di mortale, per duro che possa essere.» CIRCE: «Folle, se mi abbandoni, non potrò fare più nulla per te, ma rimarrai sottoposto nuovamente alle ire del dio, alle quali non potrò più sottrarti. E cosa ti garantisce che esse non provochino la tua fine, prima che tu possa raggiungere l’incerta meta alla quale tanto testardamente tendi? Le tempestose acque del mare saranno la tua tomba e tutto sarà perduto: non avrai più né la tua patria e la tua sposa, né me.» ODISSEO: «(dopo una pausa di riflessione) So che il dio non mi darà tregua, e pur essendo fiducioso di poter superare, come