
Bisogna evitare la folla
«Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa senza pericolo. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. Quello che capita agli ammalati, che una prolungata infermità li indebolisce al punto di non poter uscire senza subire danno, succede anche a noi, il cui animo si è appena ripreso da una lunga malattia. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca senza che ce ne accorgiamo. E tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il pericolo. Ma non c’è niente di più dannoso alla morale che l’assistere oziosamente a qualche spettacolo: allora, infatti, i vizi si insinuano più facilmente attraverso il piacere. Capisci che cosa voglio dire? Ritorno a casa più avido, più ambizioso, più dissoluto, anzi addirittura più crudele e disumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. […] Bisogna sottrarre alla folla un animo debole e poco saldo nel bene: è molto facile subire l’influsso della maggioranza. Frequentare una massa di gente diversa avrebbe potuto far cambiare i costumi persino a un Socrate, a un Catone, a un Lelio; perciò nessuno di noi, soprattutto quando il nostro carattere è in formazione, potrebbe resistere alla pressione di tanti vizi tutti insieme. Un unico esempio di sfrenatezza o di avidità produce gravi danni: un commensale voluttuoso a poco a poco ti snerva e ti infiacchisce, un vicino ricco scatena la tua avidità, un compagno di indole malvagia contamina con i suoi vizi anche chi è semplice e puro: che cosa pensi che accada alle nostre convinzioni morali quando vengono attaccate in massa dai vizi? Due sono i casi: o li imiti o li odi. E, invece, devi evitare entrambi gli estremi: non devi assimilarti ai malvagi, perché sono molti, né essere nemico di molti perché sono dissimili da te. Ritirati in te stesso più che puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori. Il vantaggio è reciproco perché mentre s’insegna si impara. […] Questi pensieri, Lucilio mio, sono da imprimere nell’animo, per disprezzare il piacere che deriva dall’approvazione della moltitudine. Molti ti lodano; ma perché dovresti rallegrarti se sono in tanti a capirti? I tuoi meriti ricerchino l’approvazione della tua coscienza. Stammi bene.» 🖋️ Lucio Anneo Seneca 📖 Lettere morali a Lucilio (Lettera VII) 🖌️ D’Lavigne












