LA NOTTE DELLE STELLE CADENTI

Ogni anno, nelle calde notti di agosto, milioni di persone alzano gli occhi verso il cielo nella speranza di vedere una scia luminosa attraversarlo. È la cosiddetta notte di San Lorenzo o notte delle stelle cadenti, una delle tradizioni più belle e più attese dell’estate.
Si guarda il cielo in silenzio, si esprimono desideri, aspettando di veder comparire all’improvviso almeno una striscia di luce.

Ma perché si chiamano stelle cadenti?

Prima di tutto, bisogna chiarire che, in realtà, quelle che chiamiamo stelle cadenti non sono delle vere e proprie stelle.
Una “stella cadente” non è una stella che precipita dal cielo. Si tratta di una meteora, cioè di una scia luminosa che viene prodotta quando un piccolo frammento di materiale roccioso proveniente dallo spazio entra nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità bruciando per l’attrito. Il materiale si riscalda e, disintegrandosi, produce una brillante scia luminosa che può essere osservata dalla Terra. Quello che vediamo quindi non è una stella che cade dal cielo, ma un piccolo frammento di materiale cosmico che attraversa l’atmosfera terrestre producendo per un istante una scia di luce.
Quando una cometa si avvicina al Sole, il calore provoca la liberazione di polveri e di altri materiali. Nel corso del tempo, questi frammenti si distribuiscono lungo l’orbita della cometa, formando una sorta di enorme scia di detriti e la Terra attraversa ogni anno la sua antica scia di polvere.
Queste particelle appartengono principalmente allo sciame meteorico delle Perseidi.
Il nome deriva dalla costellazione di Perseo, dalla quale le meteore sembrano provenire quando vengono osservate dalla Terra. Ad esser precisi, le meteore non partono fisicamente dalla costellazione. È una questione di prospettiva: le loro traiettorie sembrano convergere verso una determinata zona del cielo, chiamata radiante. Le particelle che producono le Perseidi sono minuscoli frammenti lasciati nello spazio dalla cometa 109P/Swift-Tuttle, una grande cometa scoperta nel 1862 dagli astronomi Lewis Swift e Horace Tuttle. La sua caratteristica più importante è il lungo periodo orbitale: impiega circa 133 anni per compiere un’orbita attorno al Sole. Il suo ultimo passaggio ravvicinato al Sole è avvenuto nel 1992 e il prossimo è previsto per il 2125.

Perché allora viene anche chiamata la notte di San Lorenzo?

La festa di San Lorenzo cade il 10 agosto.

Lorenzo fu un diacono della Chiesa di Roma vissuto nel III secolo. Secondo la tradizione cristiana, durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano fu arso vivo su una graticola nel 258 perché non volle rinunciare alla sua fede, affrontando così il martirio. La sua festa liturgica viene celebrata il 10 agosto. Il collegamento tra San Lorenzo e le stelle cadenti nasce dalla coincidenza tra la sua festa e il periodo dell’anno in cui le Perseidi diventano particolarmente visibili.
Le scie luminose che attraversano il cielo furono così associate simbolicamente alle lacrime del santo, dando origine alla poetica espressione popolare di “lacrime di San Lorenzo”.

Ma il 10 agosto è davvero il giorno migliore per osservare le stelle cadenti?

Questo è un dettaglio interessante che spesso viene dimenticato. La tradizione identifica il 10 agosto con la notte delle stelle cadenti, ma il massimo dello sciame delle Perseidi generalmente avviene alcuni giorni dopo o intorno alla metà di agosto, e la data precisa può variare. La NASA indica normalmente il periodo di massima attività intorno al 12 agosto, mentre lo sciame è attivo per diverse settimane, dalla seconda metà di luglio fino alla fine di agosto.
Questo significa che è possibile vedere Perseidi anche prima e dopo la notte di San Lorenzo. La tradizione, dunque, ha fissato una data simbolica e convenzionale che non coincide necessariamente con il momento di massima attività astronomica.
Per osservare le stelle cadenti non serve necessariamente un telescopio. Spesso è più comodo sdraiarsi e guardare una grande porzione di cielo a occhio nudo. Il consiglio fondamentale è allontanarsi il più possibile dalle fonti di luce artificiale (per questo un cielo di montagna, lontano dalle luci delle città, può trasformare davvero l’esperienza!)
Bisogna poi concedere agli occhi il tempo necessario per adattarsi al buio. La NASA suggerisce di osservare il cielo nelle ore che precedono l’alba, quando le condizioni possono essere particolarmente favorevoli nell’emisfero settentrionale, anche se poi l’esito favorevole dipende anche da altri fattori non trascurabili quali: le condizioni atmosferiche, la luminosità della Luna, il già citato inquinamento luminoso, la posizione geografica e la capacità degli occhi di adattarsi all’oscurità.

L’abitudine di esprimere un desiderio davanti a una stella cadente appartiene alla cultura popolare e si è consolidata nel tempo attorno all’idea che un evento raro e improvviso del cielo possa rappresentare un momento speciale, quasi un’occasione per affidare all’universo un desiderio personale. La stella cadente dura soltanto un istante. Bisogna essere presenti, accorgersene e formulare rapidamente ciò che si desidera.
La meteora diventa così una piccola metafora della vita stessa: alcune occasioni durano pochissimo e bisogna essere pronti a coglierle al volo!

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